16. Al Venerando Clero della Città e Diocesi salute

2a Domenica di Quaresima 1921

   

2a Domenica di Quaresima 1921

 

 

 

Al Venerando Clero della Città e Diocesi salute

 e Benedizione dal Signore

Venerabili fratelli!  Dilettissimi figli!

 

 

 

S

ono ormai ritornati i giorni santi che la Chiesa consacra al digiuno ed alla preghiera in preparazione della Santa Pasqua, e più vivo che mai sentiamo il bisogno di rivolgervi la Nostra paterna parola, che suoni un caro ricordo, ed una dolce speranza; senza nascondervi un angoscioso timore che ci opprime l’anima.

Rammentiamo con viva compiacenza il convegno catechistico di Assisi, a cui assistemmo nel passato ottobre, non meno che la nostra adunanza Diocesana del novembre; e ci rimane indelebilmente scolpito nella memoria l’entusiasmo del nostro Clero con cui discutevasi ed abbracciavasi la desiderata riforma nell’insegnamento del catechismo ai fanciulli.

Nessuno certamente vi fu, né poteva esservi, che non sia rimasto convinto dipendere dalla istruzione religiosa l’avvenire delle nostre popolazioni, ed il loro ritorno a quella vita cristiana, che da molti, in un momento di passione politica, fu abbandonata.

Il nostro popolo nel fondo dell’anima è buono, è cristiano: gli manca solo quella conoscenza del catechismo che valga a renderlo conscio della sua fede e dei doveri che ne derivano.  Qui sta la spiegazione di quel fenomeno da tutti notato, che mentre i nostri contadini in massa sono passati ad ingrossare le file dei socialisti, non cessarono dal frequentare le chiese, e  compiere le loro pratiche religiose; e si vedono accorrere in folla alle sante Missioni, e quasi tutti accostarsi ai Sacramenti.

Senza indagare le molteplici cause di questa ignoranza in materia religiosa, bisogna correre senza indugio ai rimedi per non andare a rischio di arrivare troppo tardi.  Convinciamoci che i nemici del Cristianesimo non dormono sui riportati allori, ma cercano di assodare il conquistato dominio sul popolo, col sedurre la fede e il guastare il costume.  Nei centri specialmente, e dovunque loro riesca, hanno i loro emissari, che sotto il nome di capilega, girano per le case, accostano i contadini e i braccianti ed in famigliari conversazioni, sotto pretesto di utilità economiche, vanno inculcando l’anticlericalismo e l’odio alla Religione, ed al prete.

Per corrompere poi il costume, cercano ovunque di avere o di costruirsi sale o case, ove trascinare ai balli ed ai passatempi l’incauta gioventù, che a larghi sorsi vi beve il veleno della dissolutezza, fonte funesta di miscredenza e di ogni vizio.

Per vincere in questa guerra, assai più terribile di quella che poco fa ha desolato il mondo, non occorre il dirlo, ogni cristiano deve esser soldato, ogni parrocchia un campo trincerato, ogni Chiesa un baluardo e quanti sono i sacerdoti tanto capitani valorosi nel diriger le mosse, nel preparar le difese, nel muovere all’assalto.  Guai agli imboscati, guai ai neghittosi, guai agli indisciplinati.

Le posizioni più vantaggiose, le quote più alte sono nostre: abbiamo le chiese, gli altari, i pulpiti; abbiamo la missione divina della parola, che al dir dell’Apostolo è più penetrante di una spada a due tagli.  Non lasciamoci sopraffare colla nostra ignavia, non culliamoci nella speranza della debolezza dei nemici, non facciamoci traditori della nostra causa.

Voi, o popoli correte alle chiese, riempitele; ritempratevi nella preghiera, nei Sacramenti; e voi o sacerdoti: clama, ne cesses: quasi tuba exalta vocem tuam et annuntia populo meo scelera corum, et domui Jacob peccata eorum1 (grida a squarciagola,, non desistere, e dichiara al popolo mio i loro delitti e alla casa di Giacobbe i loro peccati)!

Predicare, predicare: predicare alla Messa, predicare alle benedizioni, predicare alle novene, agli uffizi, alle feste, predicare sempre, dagli altari, dai pulpiti, nei ritrovi, nelle case, nelle strade, nelle piazze se occorre; parlare di Gesù Cristo, della sua dottrina, dei suoi esempi; farlo conoscere questo amabile Redentore, questo vero amico dell’Umanità, mostrarsi suoi veri apostoli, suoi fedeli ministri, suoi innamorati e convinti seguaci.

Ma la cura principale deve essere rivolta ai fanciulli sinite parvulos venire ad me2 (lasciate che i piccoli vengano a me); a queste giovani anime bisogna intensificare il lavoro, perché qui più sicuro, si otterrà il frutto. La piaga della nostra regione è la mancanza di caratteri spiccatamente cristiani, che sappiano di fronte a tutti praticar la loro fede; e noi assistiamo quotidianamente a delle vergognose dedizioni, per vilissimo rispetto umano, o peggio ancora per mancanza di giusti concetti in ciò che riguarda il dovere di ogni cattolico.

Causa di tanta sciagura è la mancanza di base nella coscienza, è la elasticità dei principi. Lo star fermi “come torre che non crolla” è tacciato di esagerazione, di scrupolo, di pochezza di mente: e si crede di avere maggiore larghezza di vedute, quando non si teme di venire a patti con la malvagità e colla incredulità.

Eccovi per esempio, cattolici che per non essere segnati a dito, leggono giornali massonici e vi si associano; eccovi altri che per paura di essere posti in ridicolo, frequentano ritrovi e circoli, dove si misconoscono pubblicamente le leggi della Chiesa; eccovi delle donne, magari ascritte alla Unione Cattolica, che per vile condiscendenza vanno ai balli ed ai veglioni, e magari vestono in modo che la morale cristiana non può fare a meno di condannare; eccovi altri che danno il loro obolo ad istituzioni promosse e favorite dalle sette massoniche e forse anche vi prendono parte attiva.

Una condizione d’animo così deplorevole non può attribuirsi ad altro che ad una educazione sbagliata ricevuta in gioventù; quella educazione liberale che ha posto in secondo luogo i doveri verso Dio, ed ha create le mezze coscienze, e quegli adattamenti funesti che hanno guastata la società presente.

Prepariamo, o cristiani, le coscienze del domani; formiamo i giovani coll’impartir loro una soda educazione religiosa, che li renda convinti dei propri doveri, e pronti a qualsiasi sacrificio per adempierli.  Brilli sugli occhi del fanciullo la luce di quella fede, che gli tenga dovunque presente Iddio, che lo capaciti del dovere di amarlo sopra ogni cosa, e di perdere anche la vita piuttosto che disgustarlo. Facciamogli conoscere intimamente Gesù Cristo, la sua dottrina, i suoi esempi: infondiamogli un amore conscio e riconoscente verso la Chiesa, il Papa, il sacerdozio; e così prepareremo dei soldati valorosi per la difesa della santa causa.

A questa formazione deve concorrere la famiglia, il sacerdote, la scuola.  Come la prima digestione si fa in bocca, così la prima educazione si fa in casa sulla ginocchia dei genitori. O madri, ascoltate il grido di natura, e quello della religione; rammentate che dai vostri figli voi potete ricavare dei santi, o dei delinquenti secondo i germi che deporrete nei loro piccoli cuori.  Appena la mente dei vostri nati si schiude alle prime conoscenze, additate loro il Cielo, infondete in loro il pensiero di Dio che tutto sa e tutto vede, fate loro conoscere Gesù Cristo, insegnate a ripetere il caro Nome, unito a quello amabilissimo di Maria; ed insieme mettete loro un grande timore della colpa, insegnando come evitarla.

Fate apprendere presto ai vostri bambini l’Ave Maria, in lingua volgare perché la capiscano; indi il Padre nostro; Poi il Credo!  Insegnate coll’esempio più che colle parole a pregare con devozione, a stare in chiesa con rispetto, a non coricarsi la sera se prima non hanno invocato il Signore

E voi, o Venerabili Sacerdoti, cercate presto di attirarvi i fanciulli colla affabilità, e con quella gentilezza soave e dignitosa, che vi renda a loro rispettabili e cari. Una carezza, un sorriso, una parola di affetto basta a guadagnarsi un’anima di fanciullo; e questo è il segreto con cui gli apostoli della gioventù si seppero circondare di una turba di ragazzi, e fare degli ottimi cristiani. Beati voi, se passerete tra i fanciulli la maggior parte delle vostre giornate; se saprete attirarli a voi, e farne dei compagni indivisibili.

Studiate il modo di farvi piccoli con loro, di adattarvi alla loro capacità e porgete loro il latte delle verità eterne in maniera che siano desiderosi di sentirvi; secondo il pensiero dell’Apostolo: “Quasi modo geniti infantes lac concupiscite” (bramate il latte come infanti da poco generati).

Voi richiedete quale sia il tempo più opportuno per fare la dottrina ai fanciulli; io oso rispondervi che, quando vi farete amare dai bambini, qualunque tempo diventerà opportuno, perché saranno i bambini stessi che volontari correranno a voi, alla mattina, alla sera,  alla festa, ogni volta che avranno un momento libero!                                

L’insegnamento ai piccoli non deve aver niente di cattedratico, non deve presentare gravità: egli vuol essere una conversazione familiare, allegra, interessante, ricca di aneddoti, di racconti, di semplici riflessioni, di accorte domande, di facili risposte, dove il bambino parli più di voi, v’interroghi con curiosità, vi ascolti con interesse, secondo ciò che si legge di Gesù tra i dottori: audientem illos et interogantem eos3 (che li ascolta e li interroga).

Non bisogna che più oltre continui quell’errore pedagogico di voler fare simultaneamente la scuola della dottrina ai grandi ed ai piccoli insieme, facendo meccanicamente ripetere le risposte del catechismo, senza la dovuta spiegazione, che deve precedere la enunciazione delle formule.

Ogni scuola catechistica deve necessariamente dividersi in classi; ogni classe deve abbracciare con metodo ciclico tutte le parti della dottrina cattolica, con graduale svolgimento adatto alla capacità degli alunni: in modo che nella prima classe si imparino i principi elementari di tutto ciò che si deve credere, sperare ed operare per essere cristiani; nella seconda si svolgano in modo rudimentale i principi imparati nella prima; nella terza vi si dia una spiegazione sufficientemente completa.

Col tempo di poi si farà una quarta classe, nella quale oltre a un più completo svolgimento delle verità eterne, e delle massime di morale cristiana, si farà una elementare apologetica contro gli errori più comuni e le obiezioni più volgari che intaccano la nostra Religione.

Viene da sé, che per poter fare una scuola della dottrina colle sue classi bisogna avere in pronto locali e maestri.  Per provvedere ai locali è necessario tutto lo zelo del buon parroco, il quale saprà o allestire qualche ambiente della canonica o di qualche casa vicina, o qualche cappella di confraternite, che possa servire all’uopo, anche se occorre, con qualche sacrificio dei propri comodi di.... si tratta del bene dei propri figli!  Nella chiesa si potrà fare la classe dei più grandi, in altri luoghi la classe dei mezzani, e quella dei piccoli.

I maestri bisogna prepararseli come fanno i nostri zelanti missionari nei paesi degli infedeli.  Si convinca il buon parroco che la scuola della dottrina abbisogna di preparazione e di studio; il recarsi in mezzo ai fanciulli per far dottrina senza prima aver preparata la lezione da farsi, è il rendere infruttuosa affatto la propria opera, ed allontanare gli alunni per la noia.

Questa preparazione del parroco può servire di scuola a coloro che si vuol far diventare maestri catechisti.  Raccogliete in sulla sera, o in ora opportuna , tre o quattro giovinotti od uomini di buona volontà attorno a voi, prendete in mano le lezioni catechistiche per i maestri, che troverete belle e stampate nella nostra tipografia od altrove; leggete e spiegate quella che si deve fare nella prima adunata dei bambini, e voi avrete preparato i maestri che vi sono necessari.

Così fate la settimana appresso per la seconda lezione; e perché i vostri catechisti non si stanchino, allietateli con qualche premio, con qualche bicchier di vino, o con qualche altra ricompensa. In capo all’anno disponete di qualche cosa di più attraente per i maestri che furono fedeli: una giacca, un cappello, un ombrello, un orologio.... Pecuniae onmia oboediant...., (al denaro obbedisca tutto)e per le anime occorre anche l’“impendar et superimpendar... 4 (che mi spenda e mi rispenda)”

Nei paesi più grossi e più centrali procuri il parroco di aprire una filiale del Nostro “Ospizio Sacro Cuore” colle sue tre suore, e in gran parte avrà sciolto il problema della educazione religiosa dei piccoli suoi parrocchiani.  S’intende però che le suore devono aiutare, non già sostituire il parroco; e guai se il sacerdote, perché vi sono le suore, credesse di disinteressarsi affatto della Dottrina cristiana.  In breve tempo abortirebbe l’Ospizio, e la dottrina diventerebbe deserta.

Le suore lavorano tutta la settimana a preparare i bambini per la lezione della domenica; e alla domenica il parroco presiede la dottrina, interroga, spiega, premia, corregge; i bambini più bravi si sentano lusingati, i più neghittosi si sentano stimolati, il popolo si edifica, gode di sentire i propri figli a rispondere, ed intanto senza volerlo impara anch’esso il catechismo.

Altra questione importante è quella dei  libri di testo. Le molteplici e svariate discussioni in proposito, di cui si è agitato il dibattito in tante parti d’Italia, dimostrano che il problema non è ancora risoluto, e che un testo modello non è ancora uscito.

Per le attrattive della forma quello di Vigna e Pavanelli è certo dei migliori; per la esposizione si raccomanda anche quello del Bairati; come facilità dialogica è assai chiaro quello di Vicenza. Io crederei di sciogliere per il momento la questione, col lasciar libero il parroco di scegliere il testo che più gli aggrada; a patto però che sia un testo il quale segua il metodo ciclico, e che si svolga il programma fissato, di cui si trova in fondo al testo la traccia.

A suscitare l’emulazione fra gli scolari è necessario di tanto in tanto distribuire fra i più premurosi dei premi, nonché promuovere delle pubbliche dispute, delle gare catechistiche fra le varie parrocchie, e dei saggi solenni.  Per ottenere tutto questo fa d’uopo istituire nelle parrocchie la Confraternita della Dottrina Cristiana, raccomandata e voluta dalla S. Sede, ed arricchita di specialissime indulgenze.  Di questa Confraternita è direttore il parroco, od altro sacerdote che sia da lui delegato: deve avere poi un priore scelto fra i più buoni e zelanti uomini o donne della parrocchia, il quale s’interessi dell’andamento della dottrina: vi faranno poi parte come soci o fratelli i maestri, i pescatori, i cooperatori.

Maestri si chiamano quelli che prendono parte all’insegnamento come catechisti; pescatori quelli che si prestano per andare in cerca dei bambini per le strade o per le case, affinché intervengano al catechismo; cooperatori tutti quei buoni parrocchiani che con qualsiasi annuo contributo vengono in aiuto di questa santissima opera.

Nessun parroco deve scoraggiarsi e credere impossibile l’istituzione di questa confraternita, ma si deve accingere con tutta la buona volontà.  Non sarà impossibile trovare un buon uomo, od una donna di buona volontà che si assuma l’ufficio del priorato; con un po’ di pazienza si potranno formare due maestri o due maestre, che aiutino il parroco nell’insegnamento; non sarà così difficile avere almeno due persone che facciano da pescatori; e con un tantino di buona grazia si potranno ascrivere fra i cooperatori i capi famiglia o meglio le padrone di casa.

Perché il lavoro proceda poi con maggiore uniformità in tutta la Diocesi, e perché vi sia anche maggior stimolo a farlo progredire, abbiamo scelto una commissione di sacerdoti che abbia da curare l’adempimento di quanto si è sopra stabilito riguardo all’insegnamento del catechismo.  Detta commissione della Dottrina Cristiana, di cui ci riserbiamo la Presidenza, è composta dei seguenti membri: Mancinelli can.  Agostino e Giovagnoli can.  Enrico per la città, suburbio, Pieve delle Rose; Trimagni don Pericle, per le Pievi di Montone, Felceto, e Montecastelli; Vannocchi don Domenico per Pietralunga, Aggiglioni, Pieve di Saddi; Topi don Bernardo per Colle Plinio, San Giustino, Celle; Fiordelli don Ruggero per Citerna, Lippiano, Monte S. Maria, ed Uppiano; Battilani don Giovan Battista per Canoscio, Morra, Ronti, S. Zeno a Poggio; Odoardi don Giuseppe per Comunaglia, Sorbello; Pampaloni don Giuseppe per Apecchio, Scalocchio, Graticcioli.

Detta commissione resta invitata ad una adunanza in Seminario per il giorno 17 marzo p. v. alle ore 10 ant. affin di prendere gli accordi per la esplicazione di un proficuo lavoro a pro’ di un’opera di tanta importanza.

 

Il terzo fattore, che deve efficacemente concorrere alla formazione del carattere cristiano nei piccoli è la scuola. Noi qui ci troviamo di fronte a delle difficoltà per ora quasi insormontabili; e l’ostacolo più grande proviene dall’indirizzo sbagliato su cui si regge tutto l’ordinamento scolastico nella nostra Italia. Un pregiudizio, seminato a bello studio dall’empia setta massonica da quasi un secolo, e non ancora superato, ha fatto di molte delle nostre scuole italiane dei semenzai di incredulità; senza contare ciò che da tutti è oggi riconosciuto, voglio dire il discredito, in cui è caduta la scuola stessa, asservita alla setta, che non vuole altra scienza all’infuori di quella falsa, e corrompitrice delle coscienze, che prepari i suoi futuri adepti.

Il pregiudizio è quello che la scuola sia asservita allo Stato, e che esso sia l’esclusivo manipolatore della educazione; e che di conseguenza la educazione debba essere neutra, come neutro vuole essere lo Stato stesso.  Non si sa poi come questo Stato, che secondo i principi del liberalismo, ammette, propugna, e afferma di garantire la libertà di pensiero, di parola, e di stampa, non ne voglia affatto sapere di libertà d’insegnamento, e libertà di scuola.

Il colmo di assurdità poi, per non dire di perfidia, sta in questo, che mentre gli insegnanti possono propugnare e difendere le teorie più mostruose ed assurde, come per esempio lodare le dottrine di Budda e di Confucio, favorire i postulati del socialismo, parlare delle religioni del paganesimo; sarebbero richiamati e puniti se inculcassero le idee e le massime del Cattolicesimo.

Buon per noi, che la verità si fa strada; e già da un capo all’altro d’Italia si alza il grido quasi unanime di tutti i ben pensanti che domandano la libertà della scuola; ed a quel grido si associno anche tutti i padri e madri di famiglia delle nostre popolazioni sia di città che di campagna.  Ma perché quel grido sia efficace, è necessario che sia spiegato e fatto comprendere il problema scolastico in tutta la sua ragionevolezza ed importanza.

A tutti è noto che l’ufficio della scuola deve essere duplice, istruire ed educare, e che l’istruzione deve essere mezzo per l’educazione.  E poco vale arricchire la mente di cognizioni, se queste non servissero a rendere migliore l’uomo, e più utile a se stesso ed alla società.  Il sapere è un’arma che diventa micidiale in mano di chi non è abituato ad adoperarla.  La società umana ha più bisogno di gente onesta, che di gente istruita, avendo per suo fine la felicità degli uomini che la compongono; e vera felicità non trovasi che nel possesso del bene, che è riposto nel giusto godimento del vero, dell’utile e dell’onesto.

Un uomo è tanto più onesto, quanto più nell’operare segue le vie della giustizia, che consiste nel dare a ciascheduno ciò che gli compete, e nell’evitare tutto ciò che può recar danno altrui.  Quindi scaturisce l’idea del dovere, e gli obblighi che essa porta con sé; quindi il carattere, che consiste nella norma costante di operare secondo i principi che si professano, e si riconoscono per veri e giusti; quindi la coscienza che è regola della volontà e freno della libertà umana.

 

Da queste considerazioni così evidenti, apparisce la mostruosità e l’assurdo di una scuola neutra, e l’impossibilità ch’essa esista od educhi.  Il maestro non potrà a meno di non dettare ai suoi scolari delle massime morali, che guidino al ben vivere; e tali massime non avranno forza persuasiva, se non basate su dei principi indiscutibili ed evidenti.  Ora tali principi, o sono religiosi, e si collegano con una volontà eterna che impone, e premia o punisce; o non sono tali, ed allora si fondano su delle opinioni umane.  In ambi i casi, l’insegnamento non può essere neutro; e il maestro o fa della religione, o avversa la religione.

Poniamo il caso in cui il maestro debba insegnare che si deve amare il proprio simile e che si deve rispettare la vita, le sostanze, l’onore; oppure che si deve obbedire all’autorità costituita.  Bisognerà pure dirne il perché, altrimenti lo scolaro non saprà su che si basino questi doveri, e li potrà credere un’opinione del maestro. Che potrà rispondere il maestro neutro?  Dirà che così vuole la legge, o il costume della società?

E se un birichino di scolaro domandasse perché si deve obbedire alla legge, o perché si deve stare agli usi della società, che cosa potrà rispondere il povero insegnante neutro?  Non è evidente adunque che la scuola neutra non educa, non fonda le coscienze, ma le prepara nell’anarchia?  E l’esperienza di mezzo secolo non basta a provare i risultati disastrosi di un metodo che ha preparato delle generazioni indisciplinate, snervate, ignoranti e ribelli?

Genitori, il problema lo dovete sciogliere voi, col far sentire la vostra voce che chiede una scuola per i vostri figli, la quale serva ad educarli secondo i vostri principi; la vostra voce che salvaguardi i vostri diritti anche troppo manomessi.  Non è logico, non è giusto, che per piacere ad un manipolo di increduli, la massima maggioranza dei cittadini debba sacrificare i propri figli in una scuola che non può educare, e che per necessaria conseguenza, demoralizza e rovina.

Non è giusto che in un paese cristiano, vi sia un maestro israelita, massone, prete spretato, od incredulo. La scuola deve essere libera; i genitori devono avere il diritto di far educare i propri figli da chi credono.  Lo Stato non deve favorire nessuna scuola; ma deve coadiuvarle tutte.  Non è giusto che per le scuole di Stato vi siano i privilegi, i passaggi senza esami, le esenzioni dalle tasse; e che i ragazzi educati nelle scuole cristiane, debbano sottostare a degli esami esosi, fatti da insegnanti che hanno tutto l’interesse a far cadere gli esaminandi per tener alto il prestigio della scuola fatta da loro, senza un controllo serio, e con un giudizio inappellabile.

Dicono gli avversari: Chi vuole la scuola confessionale, se la paghi.  Rispondiamo, collo stesso diritto: Anche chi vuole la scuola neutra, deve pagarsela; non è giusto che i privilegiati siano solo gli increduli, specialmente in una Nazione che nella sua assoluta maggioranza è credente.

 

Lo Stato soccorra proporzionalmente al numero degli scolari tutte le scuole, e si garantisca che si studi, con un esame fatto da persone ineccepibili, appartenenti a tutti i partiti che scambievolmente si garantiscono l’imparzialità, e a questo esame tutti siano assoggettati.  La scuola non deve essere né pubblica, né privata; deve essere la scuola, fatta da persone competenti, e che abbia la stessa dignità, qualunque sia il maestro e il metodo. Prima di arrivare a questo, lo so, il viaggio è lungo; ma colla pazienza e coll’insistere, ci dobbiamo arrivare. Si tolgano intanto i pregiudizi, si faccia conoscere il diritto alla scuola libera; si promuovano adunanze, si facciano petizioni, non si dorma, non aquietiamoci.

Che se poi, per somma sventura, il maestro si permettesse di o di avversare in scuola la religione, o vi gettasse lo scherno ed il ridicolo, o dicesse cose che offendono il patrimonio sacro della nostra fede, voi, o genitori cristiani, sollevatevi come un sol uomo; ricorrete nei termini della legge, a chi si aspetta; e se non si provvedesse, provvedete voi col disertare la scuola, e col far educare altrimenti i vostri figlioli.

E voi, o maestri, mettete da parte il rispetto umano; rammentatevi che al di sopra della legge umana vi è la legge santa di Dio, e che dinanzi a Lui dovrete un giorno rispondere della vostra missione. A salvaguardare i vostri diritti, senza premere sulla vostra coscienza, è sorta l’associazione “Nicolò Tommaseo” tanto odiata dalla setta, ma pure tanto più forte ancora, se tutti i maestri ben pensanti, senza tanti riguardi vi dessero il nome.

Lasciate strillare le oche massoniche, e iscrivetevi in essa. E speriamo in un domani più lieto, ché la verità o presto o tardi trionfa.

Ed ora nella speranza che tutti si accingano a questo grande lavoro della educazione cristiana del nostro popolo, Vi impartiamo di cuore la pastorale benedizione.

 

Dalla Nostra Residenza, 2a Domenica di Quaresima del 1921.

 

X CARLO Vescovo

1   Isaia 58, 1

2   Matteo 19, 14

3   Luca 2, 46

4   Parola non presente nel latino classico




 

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