7 LUGLIO: 78° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DEL BEATO CARLO LIVIERO

“Siamo giunti alle porte del santuario … ho combattuto la buona battaglia … ho conservato la fede”. Sono le sue ultime parole.

 

7 LUGLIO: 78° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DEL BEATO CARLO LIVIERO

Era il 28 giugno 1910. Con il trenino Arezzo-Fossato di Vico arrivava il nuovo Vescovo di Città di Castello: Carlo Liviero.
Poca gente ad attenderlo, poca e diffidente; un gruppetto di seminaristi con qualche sacerdote, due o tre canonici, quelli che tanto avevano implorato presso il Vaticano perché la Diocesi di Città di Castello continuasse ad avere un suo vescovo. La scelta di Roma non li aveva comunque soddisfatti, ma erano lì … bisognava esserci! La delusione di tutti sarà confermata dall’arrivo del treno: ne esce un vescovo per nulla diplomatico con un giovane segretario e due sorelle. Pochi bagagli e poveri, e una gabbia con due canarini. Formali e freddi i saluti, poi ciascuno ritorna alla sua casa commentando la pessima impressione.
Ma il giorno dopo!
Nel solenne Pontificale della festa dei Santi Pietro e Paolo l’impressione negativa comincia a vacillare. Quando sale sul pulpito per parlare si avverte subito che deve essere un grande oratore.
Il vescovo parla delle sue umili origini, quasi a incoraggiare la molta gente semplice che lo ascoltava con fede, e presenta il suo programma: “… la salvezza delle anime e questa sola, …. Insegnare la legge di Cristo che è bella e la sola degna dell’uomo …” promette: “sarò sempre in mezzo a voi … avrete in me il padre che vi ama.”.
Vuote promesse, retorica? Sarà il tempo a rivelarlo.
Ma Carlo Liviero si manifesta subito come un buon grande parroco; si inserisce nella condizione sociale del suo popolo per aiutare a migliorarla, per rispettare e far rispettare la dignità di ciascun uomo, cammina accanto alla sua gente per coglierne i bisogni, gli aneliti e le fatiche: povero, per aver occhi capaci di cogliere ogni bisogno e difficoltà; umile, affinché si potesse ricorrere a Lui senza disagio; determinato e forte per essere per chi volesse un punto di riferimento; unito a Dio per indicare ai fedeli la strada della salvezza. Egli, come il buon samaritano sa chinarsi sui vari “malcapitati” della vita soccorrerli e curarli, manifestando così che Dio è amore.
Evangelizzazione e promozione umana si intrecciano con dinamiche costanti nella vita di Carlo Liviero e la sua evangelizzazione passa sempre attraverso il servizio della carità. Egli è sempre presente, incoraggia, sollecita, aiuta e, rimprovera se necessario, come un buon padre e tutti lo amano e lo stimano.
I suoi 22 anni di episcopato furono anni fecondi, nei quali il vescovo vide rifiorire la fede, le associazioni cattoliche, il fervore nelle parrocchie e diede vita a molte opere tutte in favore dei piccoli, dei più bisognosi di coloro che non sanno a chi ricorrere e soprattutto sazia la fame di assoluto e di trascendente del suo popolo spezzando quotidianamente il pane della Parola di Dio.
Egli era un padre buono con "viscere di madre", e i suoi diocesani lo compresero maggiormente quando increduli e costernati appresero la notizia del tragico incidente il 24 giugno 1932. Gli resteranno due settimane di vita e anche dal letto del suo dolore diventerà un “dono” per chi lo avvicina. “Siamo giunti alle porte del santuario … ho combattuto la buona battaglia … ho conservato la fede”. Sono le sue ultime parole.
È il 7 luglio 1932.
E di lui si scrisse: “Come Gesù, passò facendo del bene”

 

Celebrato il primo centenario dell'ingresso in diocesi del vescovo beato Carlo Liviero

da: La Nazione

Circa 250 bambini – alunni delle scuole delle Piccole Ancelle del Sacro Cuore a Città di Castello, Pesaro e Roma – insieme a molti genitori e insegnanti hanno riempito la capiente navata della Basilica Cattedrale nella mattina di sabato 29 maggio, per celebrare festosamente il primo centenario della consacrazione episcopale del beato Carlo Liviero e del suo arrivo a Città di Castello come vescovo (28 giugno 1910). Così, Diocesi di Città di Castello e suore Piccole Ancelle si sono ancora una volta unite nel ricordo del grande vescovo e fondatore. La celebrazione eucaristica è stata presieduta dal vescovo mons. Domenico Cancian con cui hanno concelebrato il vescovo emerito, mons. Pellegrino Tomaso Ronchi, e numerosi sacerdoti diocesani e provenienti dalle diocesi di Urbino – Urbania – Sant’Angelo in Vado e Roma. Tante anche le suore, giunte in Alta Valle del Tevere da varie case dell’Umbria, delle Marche e del Lazio. All’omelia il vescovo si è rivolto principalmente ai bambini, aiutandoli a cogliere la dimensione dell’amore nella vita del beato Carlo Liviero, iln cui motto fu “In caritate Christi”. Al termine della celebrazione i concelebranti e i numerosi fedeli si sono recati processionalmente a venerare la tomba del beato nella cripta della Basilica Cattedrale. Nel pomeriggio gli alunni delle scuole delle Piccole Ancelle del Sacro Cuore hanno proseguito la giornata di festa con gare sportive presso lo Stadio Comunale “Bernicchi” di Viale Europa. Insieme al primo centenario dell’ingresso in diocesi del vescovo beato Carlo Liviero, ricorrono quest’anno anche altri due centenari legati alle sue due prime opere pastorali, e cioè la nascita del settimanale diocesano “Voce di popolo” nel luglio 1910 – di cui l’attuale “La Voce” è da considerarsi figlia – e la fondazione di quella che oggi è la scuola parificata dell’infanzia e primaria “Sacro Cuore”, che iniziò le proprie attività il 5 novembre 1910. Per ricordare questo anniversario la scuola ha dato vita a un nutrito programma di attività, che ha preso avvio lo scorso martedì 25 maggio con la messa in scena, presso il Teatro degli Illuminati, dell’applaudito recital “97, 98, 99 …100”, dedicato proprio alla figura del beato e alla nascita della scuola. Lo spettacolo e stato diretto dal regista Damiano Augusto Zigrino, ex alunno della scuola “Sacro Cuore”, e accompagnato da una ricca colonna sonora che ha visto anche l’esecuzione di due canti scritti da un altro ex alunno, Emanuele Giornelli.

 

Ristrutturato l'asilo fondato dal beato Carlo Liviero nel 1920

da: La voce

Ha quasi novant’anni ma, anche grazie al restyling da poco effettuato, non ne dimostra nemmeno uno. Stiamo parlando dell’asilo nido “L’Arcobaleno” di San Giustino che, ristrutturato e rinnovato al suo interno, è stato presentato nella sua nuova veste lo scorso sabato 22 maggio. Presente anche l’Amministrazione pubblica (collaboratrice da anni con la locale confraternita per la gestione di questa scuola), rappresentata dall’assessore alle Politiche sociali Massimiliano Manfroni e dal sindaco Fabio Buschi, che ha espresso la sua soddisfazione per le migliorie apportate a questa struttura, ampliando così ed ottimizzando il servizio offerto dalla scuola dell’infanzia locale. “Questa struttura, con circa venti dipendenti tra insegnanti qualificati, cuochi e gestori, è capace di accogliere più di trenta bambini per l’asilo nido e dallo scorso anno ha una sessantina di iscritti alla scuola materna” ci dice Sergio Puletti, presidente del Sicomoro Altotevere, cooperativa sociale che nel nostro territorio si occupa della scuola materna di Trestina e della “Ludoteca” presso il centro ricreativo “Il Piccolo Principe” in via XI Settembre a Città di Castello; il Sicomoro gestisce inoltre un servizio di babysitteraggio a domicilio nell’Alta Valtiberina. Andando a spolverare nella storia si scopre inoltre che l’asilo di San Giustino è stato creato negli anni Venti sotto l’impulso del vescovo beato Carlo Liviero in collaborazione con le Piccole Ancelle del Sacro Cuore e la parrocchia, per offrire uno spazio di accoglienza ai bambini delle madri che lavoravano presso il locale Consorzio del tabacco, in quanto non era mai esistito e sarebbe mancato per molti anni a venire un servizio pubblico di tal genere. Alle Piccole Ancelle subentrarono in seguito nella gestione le Oblate di Maria Santissima della Fiducia, che ampliarono la struttura con l’ausilio della popolazione. Oggi proprietaria della scuola è la confraternita Maria Santissima del Carmine e della Misericordia, che fa capo alla parrocchia di San Giustino, presente all’incontro con la rappresentanza del parroco solidale don Samuele Biondini, che in merito alla presentazione dei locali rinnovati ha affermato: “Questo è un progetto pastorale per venire incontro alle esigenze della famiglia di oggi, dove spesso lavorano entrambi i genitori alcuni dei quali anche separati”. E ha continuato: “Siamo soddisfatti della ristrutturazione e dei lavori effettuati, ma ancora di più delle persone che lavorano e rendono possibile la fruizione di questo servizio”. Il parroco, parlando infine della cooperativa Sicomoro, ha ricordato quanto l’apporto di quest’ultima sia stato fondamentale per poter soddisfare a tutti i parametri che la legge prevede.

Francesco Orlandini



 

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